Banale mancanza di meglio
Mi spinge a cercarti stasera.
 
Appena uno squillo e rispondi:
La solita voce eccitata.
È vero non chiamo da tanto,
Ma sai, col lavoro, gli impegni...
Stasera, però, mi mancavi;
Perché non usciamo, ceniamo,
Facciamo due chiacchiere, un giro?
 
Un'ora soltanto e mi trovo
Davanti al portone, t'aspetto.
Ed eccoti scendere svelta;
Mi vedi, sorridi e cammini
Con passo sicuro, elegante,
Raggiungi la macchina, sali;
Un bacio veloce ed andiamo.
 
Ceniamo, ti guardo le mani
Che tessono trame leggere
Danzando su aneddoti sciocchi;
Non riesco davvero a seguirti.
In fondo potresti piacermi:
Sei bella, simpatica e dolce.
Eppure, sei troppo ordinaria:
M'annoia sentirti parlare
Per ore, di tutto e di niente.
 
Un dolce, l'amaro, poi il conto;
Usciamo; continui a parlare,
In macchina, senza una pausa.
Soltanto davanti al portone
Ti fermi, mi fissi in silenzio.
"Saliamo?" Mi chiedi diretta.
 
La casa è la stessa di sempre:
I mobili pieni d'oggetti,
Appese decine di quadri,
E foto di te dappertutto;
Ovunque sei sempre da sola.
 
Il letto profuma di fresco,
La bocca ha sapore di vino,
Il collo di pesca e sudore.
E dopo nessuna sorpresa:
Gli stessi meccanici gesti
Di sempre si snodano lenti
Per giungere al noto finale.
 
È l'una passata e tu dormi.
Mi chiedo se questo ti basti;
Perché m'assecondi ogni volta.
Accendo la luce, ti guardo:
La schiena scoperta, i capelli.
Ti sfioro la spalla, ti volti,
Mi prendi la mano e sorridi.
"È tardi", mi dici soltanto,
Poi spegni di nuovo la luce.
 
Stavolta ti lascio davvero,
Domani, per l'ultima volta.
È inutile fingere ancora:
Domani ti lascio sul serio.
Domani; stanotte dormiamo.
Insieme per l'ultima volta.
 
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